Migliorare senza “pratica”? Si può, solo se..

(English version below) 


Devo proprio confessarti una cosa: complici alcune commissioni urgenti, il caldo, il periodo estivo e le sue mille distrazioni non sono riuscita a sedermi ogni giorno alla scrivania e ”fare esercizio”... che sacrilegio Marta!



E ti dirò di più: non mi sento in colpa! Sai perché? Perché quando finalmente ho ripreso in mano il pennino per riscaldare un po’ la mano mi sono sorpresa nel vedere i miei tratti migliorati nonostante tutto.

- Quale strano cocktail di pozioni magiche mi sono bevuta? Nessuno!

- Non ho sempre detto che per migliorare bisogna fare esercizio il più spesso possibile? Vero!

- Ti sto nascondendo qualcosa? In effetti si... e ho intenzione di dirtelo ora.

Come ho ottenuto questo miracolo? Rullo di tamburi.. pur non facendo il classico “esercizio” in questo periodo mi sono documentata più del solito sulla teoria, cercando esemplari storici, facendo a ritroso quel processo che è arrivato ai giorni nostri, cercando risposta dai calligrafi del passato ad alcune domande del presente.


Andando indietro nei secoli, consultando alcuni testi e manuali (da semplice “curiosa” sia chiaro) ho visto che spesso il metodo di uno stile, prima di essere figurato, veniva raccontato, come ad esempio accade ne “La Operina” (1524) di Ludovico degli Arrighi, detto il Vicentino, dove racconta la “littera cancellarescha”.


Non voglio tuttavia fare riferimento ad uno stile particolare perchè questo processo può valere per tutti. Voglio invece cercare di comunicarti il sentimento che si prova: immagina di leggere un libro che ti narra come devono essere le forme e nella tua testa fissi questo racconto, fissi il concetto, con una penna immaginaria simuli il movimento e lo conservi nella mente. 

Poi durante la tua ricerca inciampi in alcuni esemplari storici e lì le vedi.. quelle forme che hai letto nel manuale e che subito vengono riconosciute nella tua testa.


C’è tanto, tantissimo, da osservare. In quest‘ottica il web ci viene incontro offrendoci mille risorse accessibili gratuitamente e la curiosità deve spesso litigare con lo spazio quasi esaurito del Cloud che ci obbliga a fare selezione ma vi posso assicurare che un percorso lento di ricerca teorica (o anche solo visiva) aiuta a consolidare la pratica.


Ti faccio un esempio.

Uno dei libri che non dovrebbe mai mancare sulla scrivania di un appassionato di calligrafia è un grande classico “The Universal Penman” di George Bickham, una raccolta di tavole calligrafiche rappresentative dello stile Inglese dei primi decenni del 1700.

Un libro talmente pieno di dettagli ed esemplari che spesso lo sfoglio anche solo per osservare una sola pagina per 10 minuti, quasi come a volerla memorizzare nella mia testa. Mentre lo faccio sono consapevole che osservare quelle forme, quegli svolazzi e quelle impaginazioni non mi darà per osmosi il dono di replicarle seduta stante ma senza dubbio influenzerà in modo positivo la qualità del mio scrivere.

Eccoti svelato il motivo per cui quando ho ripreso la penna mi sono sentita, nonostante tutto, migliorata. La mia testa aveva più chiaro di prima come doveva essere la forma ed è stata in grado di comunicare con più certezza alla mia mano la via per ottenere i tratti voluti.

 

Forse sarai un po’ deluso perché speravi in qualche scorciatoia mentre invece ti ho mostrato un sentiero ancora più lungo. Questa però è stata (ed è tutt’ora) la mia piccola e personale esperienza che ho voluto in modo molto leggero condividere con voi.

La voglia di approfondire questa via e la curiosità di saperne di più sulle forme che scriviamo oggi sta ad ognuno di noi, ma mi sento davvero di consigliare che, anche in assenza di costanza nella pratica del nostro stile calligrafico, una buona dose di ricerca non può far altro che allenare il nostro occhio e di riflesso aiutarci a migliorare il nostro scrivere... provare per credere.



Improve without “practice”? Yes you can, only if..


I really have to confess one thing: thanks to some urgent deliveries, the heat, the summer time and its many distractions, I was unable to sit at my desk every day and "exercise"... what a sacrilege Marta!


And I'll tell you more: I don't feel guilty! Do you know why? Because when I finally picked up the nib to warm my hand up, I was surprised to see my lines improved despite everything.

- What strange cocktail of magic potions did I drink? None.

- Haven't I always said that to improve you have to exercise as often as possible? True!

- Am I hiding something to you? Indeed yes ... but I'm going to tell you what now.


How did I get this miracle? Drum roll .. although I was not doing the traditional practice in this period I have documented myself more than usual on the theory, looking for historical examples, doing backwards that process that has come to the present day, looking for an answer in the past to some questions of the present.


Going back through the centuries, consulting some texts and manuals (as a simple "curious" girl to be clear) I have seen that often the method of a style, before making it figurative, was told, as for example happens in "La Operina" (1524) by Ludovico degli Arrighi, known as the Vicentino, where he tells about "littera cancellarescha". 


However, I don't want to refer to a particular style because this process can apply to everyone. Instead I want to try to communicate the feeling you feel: imagine reading a book that tells you how the shapes must be and in your head you fix this story, you fix the concept, with an imaginary pen you simulate the finger movement and keep it in your mind.

Then you stumble upon some historical specimens and there you see them .. those shapes you read in the manual and which are immediately recognized in your head.


There is a lot, a lot, to observe and from this point of view the web comes to meet us by offering us a thousand free resources. Curiosity often has to quarrel with the almost exhausted space of the Cloud but I can assure you that a slow path of theoretical (or even just visual) research helps to consolidate the practice.


I'll give you an example.

One of the books that should never be missing on the desk of a calligraphy enthusiast is the great classic "The Universal Penman" by George Bickham, a collection of calligraphic plates representative of the English style of the early decades of the 1700s.

A book so full of details and specimens that I often leaf through it even just to observe a single page for 10 minutes, as if I’m trying to memorize it in my head. While I do this I know that observing those forms, those flourishes and those layouts will not give me the super-power of replicating them but it will undoubtedly influence the quality of my writing in a positive way.


That’s why because when I picked up the pen I felt, despite everything, improved. My head had clearer than before what the shape should be and was able to communicate to my hand with more certainty the way to obtain the desired features.


Maybe you will be a little disappointed because you were hoping for a shortcut while on the contrary I showed you an even longer path. However, this was (and still is) my personal experience that I wanted to share with you with very simple words.

The desire to deepen this path and the curiosity to know more about the forms we write today is up to each of us, but I would deeply recommend that, if we fail to be constant in the practice of our calligraphic style, a good dose of research can do nothing but train our eyes and consequently help us improve our writing... seeing is believing.

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@2019 Writedifferent - Marta Guerini -info@writedifferent.it-Italia